sabato 23 gennaio 2010

Ruolo rivisto delle dogane nel nuovo mondo globalizzato ed il nuovo "PROTEZIONISMO SOCIALE"

C'erano una volta un gruppo di economisti, codiddetti neo-liberisti, che, ideologizzando in maniera un tantino eccessiva e fin troppo azzardosa, pensavano che abbattere i dazi fuori da ogni controllo, e favorire la libera circolazione delle merci provenienti dai paesi dell'estremo oriente e dall'Asia, avrebbe reso un grosso vantaggio economico all'Occidente. Parlavano della cosiddetta Globalizzazione neo-liberista, che oggi come oggi, sta rendendo insonni le notti di molta gente in Occidente. Questo genere di economisti, probabilmente sognavano ad occhi aperti, in quanto il loro modello, non aveva avuto prima d'allora un vero riscontro nella realtà, e sottovalutavano in maniera eccessiva tutti gli aspetti negativi che la realizzazione di un tale quatro, totalmente scriteriato, avrebbe poi in effetti portato; sti economisti globalizzatori neo-liberisti li vedevi spuntare come i funghi in qualsiasi trasmissione o a qualsiasi tavolo dove si parlava di futuro dell'economia e, circondati da decine e decine di studenti giovani, interessatissimi ad ascoltare le loro teorie volte ad abbattere lo statalismo ed il controllo degli stati sull'economia di mercato, erano seguitissimi e presi in seria considerazione nonostante la loro ideologia avesse parecchi aspetti tanto ideologizzati quanto utopici. Li vedevi mentre con sicurezza estrema, davano ormai per scontata la globalizzazione dell'econimia, e ci illudevano, facendoci vedere un nuovo mondo, in cui in occidente riuscivamo a mantenere il nostro tenore di vita e le nostre conquiste sociali, creando nuovi posti di lavori vivendo semplicemente di servizi, di finanza creativa, di sviluppo ed innovazione, mentre in Oriente si spostavano i grandi capitali per finanziare enormi costruzioni,  e quindi di conseguenza si trasferivano tutte le grosse industrie e le grandi produzioni di massa, laddove lavoravano milioni di operai sottopagati ed a basso costo, producendo di tutto (dall'aglio, fino ad arrivare alle navi da crociera). Di fatto, la fine dell'era industriale per l'Occidente, e l'inizio di una nuova era globalizzata, a loro modo di vedere le cose. E noi assieme a questi grandi economisti, guardavamo questo nuovo mondo utopico, globalizzato, ormai quasi rassegnati, in quanto tutto era stato già deciso dentro le stanze dei bottoni ed all'interno dei circoli del potere mondiale, mondo globalizzato con l'economia e le produzioni tutte nelle mani di una singola "entità planetaria", e noi in Occidente, non producendo piu' nulla e con un tasso di natalità prossimo allo zero, stavamo li belli, zitti e contenti con i nostri servizi a valore aggiunto, con i nostri studi, le nostre università uniche al mondo e con la nostra finanza creativa, continuando a ideologizzare assieme a questi grandi economisti illuminati, raccondandoci storielle che probabilmente non avevano nulla ad invidiare alla favola di Alice nel Paese delle Meraviglie. In parte avevano ragione, in quanto le prime aziende che hanno cominciato a licenziare in occidente, e a delocalizzare in Oriente, hanno tratto grossissimi vantaggi per le loro casse, portando in tasca profitti spaventosi, in quanto sono riusciti a proporre prodotti in un Occidente ancora ricco, a prezzi molto più bassi rispetto alle stesse fabbriche che ancora si ostinavano a produrre in Occidente, pagando (giustamente) salari alti ai loro operai e pagando (giustamente) i contributi pensionistici ai loro operai. Gli operai occidentali, licenziati in quella prima fase, riuscivano subito a ritrovare lavoro nel terziario avanzato, in quanto nel frattempo gl amici di questi grandi economisti, si erano inventati la cosiddetta "finanza creativa" che stampando soldi dal nulla e vivendo di bolle speculative, faceva diventare noi occidentali tutti ricchi, creando fittizziamente nuovi posti di lavoro, in settori totalmente vuoti, dove non si produceva ricchezza reale, ma solo fittizzia. Molti hanno seguito le idee di tali economisti, facendo fare un salto nel buio a mezzo mondo. Per fortuna o per sfortuna questo quadro meraviglioso ed idilliaco di un mondo nuovo, globalizzato e neo-liberista infatti è durato pochissimo, ed oggi sti tizi, dopo la recessione mondiale del 2008-2009 non li vedi più comparire ad alcun tavolo, e nessuno riesce più a vedere il futuro roseo per l'Occidente, promesso da questi  grandi maghi dell'economia e della finanza.

Finita l'era dell'utopia neo-liberista, adesso ci ritroviamo con la realtà nuda e cruda davanti ai nostri occhi. Un cumulo di macerie; una montagna di detriti insormontabile. Disoccupazione, debito pubblico, prodotti asiatici a prezzi ridicoli, talvolta poco sicuri o addirittura tossici, che invadono in quantità spaventose i nostri mercati. I giovani che vedono svanire nel nulla il sogno di trovare il posto sicuro in fabbrica, a 18 anni, che ti sistemava per tutta la vita.

Oggi ci ritroviamo con le grosse fabbriche Occidentali, (le poche che ancora riescono a stare aperte), che delocalizzano in massa le produzioni verso i paesi asiatici; in Asia le università stanno superando le università occidentali quanto a numero di laureati ed a brevetti industriali e sfornano ingegneri, medici, ricercatori, scienziati, matematici a più non posso, che per un decino di paga rispetto ai loro colleghi occidentali, fanno gli stessi lavori per le grandi multinazionali (peraltro ormai per la gran parte sotto il controllo dei capitali sovrani di paesi emergenti, spessissimo governati da regimi dittatoriali e totalitaristi), e molte idee innovative nel campo della ricerca e dello sviluppo ormai provengono da Oriente; i governi asiatici, impongono alle fabbriche nazionali di ridurre in maniera spaventosa la percentuale di brevetti occidentali presenti nei loro prodotti, spingendo le fabbriche a produrre al 100% prodotti altamente tecnologici, ingegnerizzati totalmente da tecnici orientali; le grandi banche occidentali sono in crisi per via dei soldi persi a causa degli investimenti sbagliati fatti nei prodotti derivati, e nella finanza creativa, che ha creato enormi bolle speculative, soprattutto immobiliari; milioni di operai occidentali disoccupati, che non sanno dove andare a cercare lavoro; i governi Occidentali che si stanno indebitando fino al collo per pagare sussidi di disoccupazione e cassa integrazione, mentre gli stessi governi erano fino a pochi anni fa indaffarati ed impegnati su come gestire l'enorme flusso di denaro che entrava nelle loro casse, per via delle tasse pagate dalle fabbriche, e dalle tasse caricate sugli stipendi dei milioni di operai che lavoravano tutti i santi giorni. ora tutto questo comincia a mancare, e il terreno comincia a franarci sotto i piedi.

Globalizzazione, disoccupazione, delocalizzazione, protezionismo e anti-duping . Ecco le cinque parole che hanno forti legami fra di loro, e che ripeteremo fino alla nausea nei prossimi 20 anni.

In pratica, in questo nuovo ordine mondiale, realizzato in meno di 20 anni, dai grandi economisti neo-liberisti, ci ritroviamo con i paesi dell'estremo oriente e dell'Asia che avranno letteralmente in mano le redini delle più grosse produzioni mondiali di beni di consumo (automobili, elettrodomestici, elettronica di massa, vestiario, giocattoli etc..), con università asiatiche che fanno ricerca e sviluppo, facendo diretta concorrenza ai poli di ricerca occidentali, e fra non pochi anni, gli ex-operai degli ex grandi paesi occidentali, dovranno bussare alle porte di questi paesi, per chiedere un pochino di lavoro, con stipendi sottopagati e senza protezioni sociali degne di un Occidente che ha lottato quasi 100 anni prima di vedere integrate certe ideologie sociali, nel proprio DNA dottrinario.

In meno di 20 anni, abbiamo ridotto in cenere buona parte del nostro unico ed incredibile sviluppo sul piano industriale, sociale ed umano, delegando i paesi asistici, a gestirci la ricerca, l'innovazione, la produzione e tanto altro. Il neo-liberismo globalizzatore, è stata la peggiore, la più perfida, la più raffinata e la più subdola arma in assoluto mai concepita dalla mente umana, per abbattere o minare drammaticamente alle basi, le conquiste sociali ed i sistemi previdenziali messi su in Occidente, dopo secoli di lotte sociali, per dare alle masse ciò che l'autoritarismo, il totalitarismo e il capitalismo senza regola avaveno loro negato. Addirittura, oggi è sempre più facile, sentirsi dire qui in Occidente, che la paga di un operaio Occidentale è troppo alta, e quasi quasi sono giuste le paghe degli operai Asiatici, spesso nel silenzio gelido e più assoluto dei rappresentanti sociali: SIAMO ARRIVATI VERAMENTE AL CAPOLINEA. Gli operai licenziati, o senza stipendio da mesi, ormai, sono costretti a rimanere notti e notti al gelo, sui tetti delle loro fabbriche in via di smantellamento (per delocalizzare in Asia) per affermare il diritto al lavoro ed al salario dignitoso, cui hanno diritto, diritto che la globalizzazione neo-liberista vuole loro di fatto negare.
Le masse (contadine, operaie e social-borghesi emancipate) hanno osservato con meraviglia l'avanzata della globalizzazione, spesso con felicità, in quanto come funghi spuntavano un pò ovunque grossi centri commerciali che importavano milioni di container direttamente dall'Asia, riempendo gli scaffali con merci a basso costo, che riempivano con l'illusione le case della gente comune. Ma nulla viene donato gratis, ed alla fine i nodi tornano al pettine, arrivando prima o poi il conto da saldare: disoccupazione, aumento dei costi dell'energia, dell'acqua, della telefonia, della benzina, difficoltà a trovare il primo posto di lavoro, spostando troppo in avanti negli anni l'età per formarsi una famiglia, al fine di dare certezze alla propria esistenza.

Ma la soluzione per fortuna esiste, e anche se potrà arrivare in ritardo, si chiama PROTEZIONISMO SOCIALE.
Il protezionismo fine a sestesso, è un male, tanto quanto la globailzzazione. Ma quando si deve curare un malato, i medici hanno imparato un'arte, ovvero quella di maneggiare ed usare sostanze potenzialmente tossiche, chiamate farmaci, che benchè tossiche, usandole nelle dosi e nei tempi giusti, riescono a curare l'organismo e a distruggere la malattia.
Il mondo occidentale, oggi è malato, e la parte che rischia maggiormente di soccombere o essere danneggiata sono le conquiste sociali ottenute in secoli di lotta dai lavoratori, e pertanto il nostro sistema deve prendere la medicina. La medicina giusta è il "protezionismo sociale", e siccome il protezionismo fine a se stesso è tossico se usato ad alte dosi, lo dobbiamo usare a piccole dosi, e nei tempi giusti, e solo laddove serve a tutelare le conquiste sociali dei lavoratori.
Maurice Allais , nobel per l'economia, già nel 2005 aveva detto che il protezionismo fra paesi con sistemi sociali differenti, era necessario. Ad esempio, se un paese produce automobili, e paga gli operai un decimo rispetto alla paga di un operaio europeo, l'Europa è giusto che innalzi una barriera protezionistica nei confronti di tale paese, imponendo dazi pesanti in dogana, al fine di tutelare il lavoro dei propri operai. Invece, le automobili provenienti da paesi con sistemi sociali paragonabili e simili a quelli europei, dovranno essere gravate da dazi molto più bassi.

I neo-liberisti non sono stati in grado di prevedere la crisi globale, che sta inviestendo come una tempesta, i mercati. Ed oggi, gli stessi economisti, insistino nel dire che il protezionismo non è la soluzione contro la bestia da essi stessi creata, la globalizzaizone neo-liberista. Ma per logica, chi è causa di un male, non è in grado di dare la soluzione. Maurice Allais, fu uno dei pochi, che sottolineò la pericolosità di creare un sistema globalizzato neo-liberista, e già all'epoca delineò quella che doveva essere la tendenza delle nostre economie di mercato nei confronti delle importazioni provenienti dai paesi con sistemi sociali differenti: PROTEZIONISMO SOCIALE. In effetti, se produrre un prodotto in Italia (ad esempio 1 caffettiera) costa all'industria italiana 5 euro, ed all'industria asiatica 1 euro, quei 4 euro di differenza, sono il valore che lo stato italiano perde, permettendo all'industria asiatica di vendere in regime di concorrenza "sleale" i suoi prodotti in Italia, causando pertanto il licenziamento di milioni di operai. Con quei 4 euro di differenza, lo Stato può garantire alla propria pololazione servizi, previdenza e lavoro. Lo Stato è quindi in dovere di tutelare la propria industria (con l'annessa occupazione) dalla concorrenza sleale dei paesi asiatici, che producono in regime di dumping sociale e fiscale

Le dogane hanno un ruolo fondamentale nella cura del malato, e diventano anno dopo anno sempre più importanti ed essenziali per impedire che grosse e piccole fabbriche occidentali chiudano per sempre, con la conseguente perdita di preziosissimi posti di lavoro.

Già gli USA hanno imposto dazi per l'importazione di pneumatici e di tubi in acciaio (leggi), con il consenso dei sindacati, al fine di salvaguardare l'industria nazionale. La Russia ha deciso recentemente di aumentare i dazi per l'importazione di autovetture straniere (leggi) Molti paesi seguiranno tali esempi per salvare le industrie nazionali e milioni di posti di lavoro. L'Unione Europea di recente ha rinnovato i dazi sulle calzature, e si pensa di introdurre dazi e controlli stringenti alle dogane per molti altri prodotti (certificazioni CE, certificazioni Rohs) al fine di evitare l'importazione di merci pericolose per la salute dei consumatori.

I nostri governi, pertanto, faranno bene a potenziare nei prossimi anni le strutture doganali, al fine di rallentare il più possibile l'invasione di prodotti dall'Oriente, a prezzi stracciati, mettendo in atto tecniche anti-dumping, al fine di ridare ossigeno alle nostre economie occidentali, malate di globalizzazione, di delocalizzazione e di disoccupazione.

Produrre in occidente, a prezzi di poco superiori, ed adottare il PROTEZIONISMO SOCIALE per quanto riguarda i prodotti importati, vuol dire mantenere in piedi il sistema previdenziale-pensionistico, le tutele sociali di cui ormai gode la popolazione ed i posti di lavoro; difendere le frontiere dall'invasione di prodotti a basso costo, significa proteggere secoli di conquiste sociali. Così facendo, favoriremo in Oriente la nascita di una società più giusta e più equa nei confronti dei lavoratori orientali.

E' giusto che i beni siano prodotti un pò ovunque, ma è anche giusto che l'operaio che li produce in Oriente, sia pagato il giusto, e che gli siano pagati i contributi pensionistici. Così facendo, da noi arriveranno prodotti orientali a prezzi sovrapponibili a quelli delle nostre industrie occidentali, e quindi sarà il consumatore a scegliere in base alla qualità ed all'assitenza, e non più in base al solo prezzo, artificiosamente ribassato a causa di politiche sociali nei confronti dei lavoratori messe in atto nei paesi orientali,  totalmente non condivisibili da parte del mondo Occidentale sviluppato.
In mancanza di politiche sociali eque nei confronti degli operai orientali, non resta altro che alzare artificialmente barriere doganali, con dazi anti-dumping sociale. Inoltre, bisogna impedire la delocalizzazione selvaggia delle grandi industrie, che licenziano gli operai occidentali, per andare a produrre in oriente, pagando la stessa manodopera molto meno. La delocalizzazione per ragioni di dumping sociale, è ingiusta e a tal fine, andrebbero presi provvedimenti da parte dei governi occidentali, contro le fabbriche che licenziano in Occidente e delocalizzano le produzioni in Oriente, solo per trarre un ingiusto profitto togliendo il salario all'operaio occidentale, e pagando meno l'operaio Orientale.


I manager, che pensano che pagare meno un operaio asiatico sia una cosa giusta, al fine di fare profitto, sbagliano di grosso. Uno stipendio di un operaio occidentale, è scaturito da anni di lotte sociali, e se pensano di annullare i benefici raggiunti nelle fabbriche, e la sicurezza raggiunta, portando i loro capitali nei paesi asiatici, fanno un grave errore, in quanto prima o poi il boomerang scagliato dalla loro voglia di profitto a tutti i costi, ritornerà indietro, colpendo loro, e colpendo poi tutti.

mercoledì 18 novembre 2009

Italia e fibra ottica

Salve mondo.

In Italia, oggi come oggi, vige una situazione paradossale: siamo il sesto paese al mondo a livello di industrializzazione, ma abbiamo una infrastruttura Internet che arriva nelle case degli italiani, abbastanza arretrata per i tempi. Fra l'altro non si intravedono investimenti a breve o medio termine, per sbloccare la situazione.

In gran parte dei paesi europei, si sta investendo sulla fibra ottica (100Mbps), e sulle connessioni miste fibra ottica/doppino di rame VDSL (50 Mbps asimmetrici). Addirittura, molti paesi europei, stanno accompagnando il cablaggio delle areee metropolitane, al cablaggio delle località remote (campagne, paesi di montagna), affinchè nessun cittadino resti senza connessione in fibra. In Italia, con rarissime eccezioni (limitate aree metropolitane di grosse città del Nord coperte da fibra ottica di fastweb o di telecom italia (alice phybra)) la stragrande maggioranza della popolazione è ancora ferma, quando va bene, alla 20 Mega (fittizzia peraltro) legata a tecnologia ADSL2+ ed il 12% della popolazione ancora viaggia a 56Kbps (su linee analogiche) o a 128 kbps (con ISDN).

La Germania fra due anni avrà completato il cablaggio della fibra ottica, che raggiungerà le case dei tedeschi, ed in Italia ancora dobbiamo decidere se passre la ADSL 2 Mbps (o 20Mbps) nelle case del 12% della popolazione che ancora viaggia a 56k o a 128k.

Sarebbe ora che si pensasse ad un piano nuovo nelle telecomunicazioni, mettendo le società di telefonia in condizione di servire tutta la popolazione direttamente con fibra ottica, o con linee miste fibra/rame VDSL (50 Mbps) e ADSL2+ (20Mbps). Purtroppo, le nostre compagnie telefoniche, stanno aspettando "non si sa cosa", per iniziare ad investire pesantemente sul cablaggio di tutto il territorio, e di tutte le città, con la fibra ottica.

Con la fibra ottica (o con il misto la fibra ottica / doppino di rame) si potrà veicolare, oltre ad Internet ad alta velocità (50Mbps o 100 Mbps) anche canali televisivi, voip, telemedicina, e tanto altro)

Ma occorre fare prestissimo. Siamo già in ritardo notevole. Rivolgiamo un accorato appello ai nostri governanti, nazionali e locali, affinchè recepiscano il grido di aiuto che proviene dal cuore digitale del paese: installiamo la fibra ottica nelle nostre città e nei nostri paesi.

lunedì 5 ottobre 2009

RAEE e cassonetti per raccolta differenziata

R.A.E.E. e' un acronimo, che sta per Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche.


A partire dall'uno gennaio duemilaotto, è entrata in vigore una nuova legge, che impone a cittadini ed aziende, il conferimento dei RAEE in appositi centri di raccolta, gestiti dai comuni. Da questi centri di raccolta, in base ad accordi fra comuni e consorzi di riciclo, le apparecchiature dismesse, verranno indirizzate verso dei centri di recupero dei materiali ancora utili, quali metalli preziosi e non, plastica, vetro etc...

Chi getterà i RAEE nei cassonetti dell'immondizia indifferenziata, sarà passibile di multa.

Pertanto, i cittadini, se dovranno disfarsi di una apparecchiatura elettrica/elettronica ormai dismessa, avranno alcune possibilità:

1) portarla indietro al commerciante, dove acquisteranno una nuova apparecchiatura del tutto simile
2) telefonare al comune, sperando che vangano a ritirarla direttamente a casa
3) recarsi di persona presso il centro di raccolta RAEE del proprio comune, e confere il rifiuto elettonico al personale addetto

Ma la domanda sorge spontanea: come mai non si vedono ancora nelle città assieme ai contenitori per la raccolta differenziata della carta, del vetro, della plastica, dei metalli e della indifferenziata, pure i contenitori per i RAEE (piccoli e medi) ?  Non sarebbe la soluzione più semplice per tutti ?

Infatti, per agevolare la cittadinanza ad ottemperare alle nuove norme, in maniera più semplice ed efficace, sarebbe sufficiente, creare una nuova tipologia di cassonetto, dove raccogliere i RAEE medio-piccoli, come telefoni cellulari, radioline, pennini SUB, hard disk, alimentatori, calcolatrici tascabili, notebook, PC, piccoli televisori, etc..., e posizionarli accanto agli altri cassonetti della raccolta differenziata.

Insomma, tutti i piccoli apparecchi elettrici ed elettronici, che a fine vita rischiano di finire per negligenza, incuranza ed ignoranza nel cassonetto dei rifiuti indifferenziati, o peggio sparsi per le nostre campagne, o sul letto dei nostri fiumi, potrebbero con elevata efficacia, venire indirizzati in maniera corretta, verso le apposite discariche.

sabato 12 settembre 2009

mettere Apache e IIS sulla stessa macchina e sulla stessa porta (80)

Si, è possibile far girare Apache sulla stessa macchina, assieme a IIS6 (windows 2003 server).

In pratica, dobbiamo dire a IIS6 di "ascoltare" solo su alcuni indirizzi IP della scheda di rete, in modo tale da lasciarne alcuni liberi per Apache.

Così facendo, potremo usare IIS6 ed Apache sulla stessa porta 80.

Ipotizziamo abbiamo una macchina con Windows 2003 Server, su cui girano Apache e IIS6.
Ipotizziamo che su questa macchina abbiamo disponibili tre indirizzi IP:

123.123.123.002
123.123.123.003
123.123.123.004

Ora noi vogliamo assegnare i primi due indirizzi a IIS6, e l'ultimo ad Apache.

Iniziamo...

Aprire il prompt dei comandi (dal menu esegui, digitare cmd) e scrivere:

httpcfg set iplisten -i 123.123.123.002

Il sistema risponde con
HttpSetServiceConfiguration completed with 0

poi eseguire:
httpcfg set iplisten -i 123.123.123.003

Il sistema risponde con
HttpSetServiceConfiguration completed with 0

infine, controlliamo che tutto sia andato bene:

httpcfg query iplisten

Se vogliamo eliminare un IP, digitiamo il seguente comando:
httpcfg delete iplisten -i numero_IP
(ovviamente al posto di numero_IP mettere i numeri ;)

Poi per finire... inviamo i seguenti comandi:

net stop http /y


e infine

net start w3svc

Adesso IIS6 ascolta solo sui due indirizzi IP da noi assegnati, e ci lascia libero il terzo IP per altri programmi...

Apriamo httpd.conf e impostiamo la riga:

Listen 123.123.123.004:80

Salviamo il file httpd.conf

Gli ultimi due comandi da lanciare, e abbiamo terminato:

net stop apache
net start apache

Adesso, avrete Apache e IIS6 che girano sulla stessa macchina, sulla stessa porta 80, ma su indirizzi IP diversi...

Dimenticavo... l'utility "httpcfg.exe" su windows 2003 server dovrebbe esserci gia' di serie.
Se non la trovate, scaricatevi dal sito Microsoft "Windows XP Service Pack 2 Support Tools", installatevelo su XP (oppure estraete il contenuto di WindowsXP-KB838079-SupportTools-ENU.exe) e poi mettete il file httpcfg.exe dentro windows/system32 della vostra macchina 2003 server.




lunedì 15 giugno 2009

Mettere in sicurezza TrixBox asterisk

Salve...

posto un pò di regole base, per la sicurezza di trixbox-asterisk. il primo punto e' troppo BANALE, ma per completezza lo devo inserire!

1) cambiare la password di default di root (che e': password) con il seguente comando: dopo essersi loggati come root, digitare al prompt dei comandi:
passwd

verra' chiesta due volte, di digitare la nuova password. Non mettere password troppo banali, o troppo corte. L'ideale e' usare una password di almeno 8 caratteri, comprendenti lettere maiuscole, lettere minuscole, numeri e simboli.

2) cambiare la password dell'utente maint (default: password), che serve ad accedere a http://ip_trixbox/maint digitando il seguente comando:

passwd-maint

verra' chiesto due volte di digitare la nuova password. Non mettere password troppo banali, o troppo corte. L'ideale e' usare una password di almeno 8 caratteri, comprendenti lettere maiuscole, lettere minuscole, numeri e simboli.

3) cambiare la password relativa a ll'utente wwwadmin (default: password), digitando il seguente comando:

htpasswd /usr/local/apache/passwd/wwwpasswd wwwadmin

4) impedire ai robot malevoli, di accedere al servizio SSH, editando i file /etc/hosts.allow ed /etc/hosts.deny

ecco il mio consiglio. Inserire nel file /etc/hosts.allow la seguente riga

sshd: 192.168.1.0/255.255.255.0

questa riga sopra, inserita nel file /etc/hosts.allow permetterà solo ai PC della rete LAN di accedere al trixbox a mezzo SSH. OVVIAMENTE, si presume che l'indirizzo IP del server asterisk, e' del tipo 192.168.1.x
Se avete un indirizzo diverso, come ad esempio 192.168.0.x allora dovreste inserire la seguente riga

sshd: 192.168.0.0/255.255.255.0

Per finire, digitiamo il file /etc/hosts.deny per impedire ai robot ruba password, di entrare, inserendo la seguente riga:

sshd: ALL

Credetemi, e' importantissimo bloccare il servizio SSH dall'accesso dall'esterno della LAN. Potete ovviamente farlo pure con un firewall, e ottenere lo stesso effetto.

5) cambiare la password di FOP portal (default: passw0rd) (<-- notare lo "zero") Usando nano come editor, aprire il file di configurazione digitando il comando: /etc/amportal.conf nano -w /etc/amportal.conf Andare alla linea FOPPASSWORD=passw0rd. Rimpiazzare passw0rd con la password di vostra scelta, FOPPASSWORD=vostra_password quindi digitare CTRL-X per uscire, e "Y" per salvare i cambiamenti. Riavviate FOP server: amportal restart 

6) restringere l'accesso alla pagina http://ip_trixbox

editare il file /etc/trixbox/httpdconf/trixbox.conf digitando:

nano -w /etc/trixbox/httpdconf/trixbox.conf

Aggiungere le seguenti righe:
#Password protect the Asterisk@Home Splash Page /var/www/html
< directory >
AuthType Basic
AuthName "Restricted Area"
AuthUserFile /usr/local/apache/passwd/wwwpasswd
Require user maint
< /directory >

Uscire da nano, digitando CTRL-X e quindi digitare "Y" per salvare i cambiamenti fatti. Riavviare Apache col comando

/etc/init.d/httpd restart

7) come cambiare la password di defalut di mysql (root --> passw0rd ; asteriskuser --> amp109):

Cambiate sia la password dell'utente root (default: passw0rd) che quella dell'utente asteriskuser (default: amp109)

Digitare al prompt ESATTAMENTE il seguente comando (fare copia ed incolla):

mysqladmin -u root -p'passw0rd' password '123456'

(sostituite 123456 con la vostra nuova password; ricordatevi che la nuova password, va lasciata in mezzo agli 'apici')

Poi, per cambiare la password di asteriskuser, seguite i seguenti passaggi:

entrate in mysql digitando:

mysql -u root -p
(vi sarà chiesta la password di root)

a questo punto, comparirà la shell di mysql >

Digitare esattamente:
SET PASSWORD FOR asteriskuser@localhost = PASSWORD('123456');
(sostituite 123456 con la vostra nuova password; ricordatevi che la nuova password, va lasciata in mezzo agli 'apici')

A questo punto, vi dara' Query ok, e potete uscire dalla shell di mysql, digitando:
exit

Alla fine, aggiornate i seguenti file
* /etc/amportal.conf:

AMPDBUSER=asteriskuser

AMPDBPASS=mypass

* /etc/asterisk/cdr_mysql.conf:

password=mypass

user=asteriskuser

* /etc/asterisk/res_mysql.conf:

dbuser = asteriskuser

dbpass = mypass

OVVIAMENTE, sostituire mypass con la vostra nuova password.

8 ) come cambiare la password di Asterisk Manager Interface (AMI)




Bisogna editare tre file:

/etc/asterisk/manager.conf
/etc/amportal.conf
/var/www/html/maint/modules/asterisk_info/asterisk_info.php

manager.conf
alla riga

[admin]
secret = amp111
 
cambiare 'amp111' con la nuova password
 
amportal.conf
alla riga 
AMPMGRUSER=admin
AMPMGRPASS=amp111
 
cambiare 'amp111' con la nuova password

 
asterisk_info.php 
alla riga 
$ami->connect("127.0.0.1:5038", 'admin' , 'amp111');

cambiare 'amp111' con la nuova password


Dopo avere terminato la procedura per il cambio di password di Asterisk Manager Interface, andare su FreePBX (aprire http://ip_trixbox/maint ) , poi su "PBX Setting", e cliccare sul pulsante arancione "Apply configuration Changes" (Applica Cambiamenti). Se non dovesse comparire il pulsante arancione, allora entrare in un qualsiasi settaggio, ad esempio cliccare su un interno, e salvare il settaggio. In tal modo, comparirà il pulsante arancione, e potremo salvare la nuova configurazione, compresa la nuova password di AMI. Così facendo, infatti, freePBX auto-rigenera il file extensions_additional.conf che conterrà nel suo interno la nostra nuova password di AMI, che per la precisione, è al rigo 119 di extensions_additional.conf (AMPMGRPASS = xxxxxxxx). Questo ultimo passaggio, è importante, altrimenti gli interni potrebbero non funzionare. Non editare manualmente il file extensions_additional.conf, ma fatelo auto-rigenerare a FreePBX.

9 ) per finire, cambiamo la password di meetme

editare i due file
/var/www/html/web-meetme/lib/database.php
/etc/asterisk/cbmysql.conf

e sostituire all'interno dei due file, la password di mysql, utente root (di default è passw0rd)
con la nuova password mysql di root da voi precedentemente scelta.

Al solito potete usare il comando nano -w

--
I miei comandi, proposti sopra, funzionano su trixbox 2.6.x , e con le procedure di cambio password, così come da me indicate, non dovrebbero esserci problemi di interferire con le normali funzionalità di trixbox-asterisk, e si incrementa notevolmente la sicurezza.

Alcune utili info, le ho trovate qui
http://www.voip-info.org/wiki/view/Asterisk@Home+Handbook+Wiki+Chapter+3
http://www.freepbx.org/support/documentation/faq/changing-the-asterisk-manager-password

lunedì 20 aprile 2009

Posta Elettronica Certificata (PEC): la nuova frontiera della comunicazioen elettronica

Salve Mondo...

credo che in Italia, finalmente possiamo considerarci protagonisti di una svolta che definire epocale non è del tutto improprio: la PEC è finalmente entrata a regime, e già in Italia ci scambiamo milioni di messaggi fra le aziende, i professionisti, la pubblica amministrazione e gli enti governativi, utilizzando uno strumento come la PEC che è un vanto per la nostra nazione.

Non vi nascondo, che inizialmente sentendo parlare di PEC non provavo molto interesse per la cosa. La PEC è una creatura tutta italiana, venuta fuori dai laboratori del CNIPA, un ente governativo: Centro Nazionale per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione.

Avendo di recente modo di approfondire la cosa, ho notato che i punti di interesse sono realmente tanti:

1) è un progetto opensource, basato su Linux (e già solo questo mi ha fatto aumentare di colpo l'interesse) realizzato in perl.

2) è l'unico sistema, che da la certezza dell'avvenuta consegna di un messaggio, presso la casella di posta del destinatario. Un pò come avviene con la raccomandata con ricevuta di ritorno. Solo che nel caso della PEC, la ricevuta di ritorno, arriva dopo pochissimi secondi.

3) assieme alla notifica di avvenuta consegna del messaggio nella casella di posta del destinatario, arriva pure una certificazione del contenuto che abbiamo inviato. Quindi non solo abbiamo la certezza della consegna del messaggio, ma abbiamo pure una prova avente valore legale del contenuto che abbiamo inviato, al pari di un atto giudiziario, inviato per raccomandata A.G.

4) è materialmente impossibile ad uno spammer, inviare messaggi spazzatura su una casella PEC. Le caselle PEC, sono infatti protette, e possono soltanto ricevere messaggi da parte di altri utenti PEC. Quindi per uno spammer internazionale, la PEC rappresenta uno scoglio insormontabile, in quanto non si possono mandar messaggi da una casella e-mail tradizionale ad un indirizzo PEC. Viceversa invece è possibile.

5) Il costo di una casella PEC è di 5 euro + iva annui, e si possono inviare tutti i messaggi che si vogliono, del tutto gratuitamente, a qualsiasi ente pubblico, professionista, azienda, ente governativo. Entro Novembre 2009 tutti i professionisti avranno una casella di PEC; entro Novembre 2011 tutte le aziende costituite prima del 2008 avranno una PEC. Tutte le aziende di nuova costituzione, dovranno nascere e comunicare da subito la PEC alla camera di commercio.

Insomma, almeno in Italia, abbiamo finalmente la possibilità di comunicare in forma SICURA, elettronica, gratuitamente fra di noi, con la pubblica amministrazione, con i professionisti e con le aziende.

Complimenti al CNIPA da parte di "tekhnologhia.blogspot.com" e come credo da parte dei milioni di italiani, che finalmente potranno comunciare elettronicamente, in forma certa e sicura, senza l'assillo di andare a controllare se qualche messaggio è andato a finire nel filtro antispam. Credo che diventerà un ricordo del lontano passato.

Se possiamo paragonare le nuove forme di comunicazione, a quelle tradizionali, io direi che l'e-mail tradizionale assomiglia alla posta prioritaria, mentre la PEC assomiglia alla posta raccomandata.

Poi è ovvio che potremo continuare ad usare la vecchia casella e-mail tradizionale, ancora per qualche annetto, cosi' per gioco, svago o per comunicare con l'estero.

Ma ci auguriamo che prima o poi, anche i paesi europei si adegueranno al sistema PEC, o perlomeno creeranno un qualcosa di simile, ed interoperabile con la PEC italiana.

venerdì 2 maggio 2008

Eugenetismo: l'assurdità di tale fanatismo

Salve mondo...

stamattina facevo una cosiderazione di carattere puramente matematico.

In Italia, statisticamente ogni 800 gravidanze circa, una riguarda un bambino con Sindrome di Down.

Molte donne in gravidanza vengono consigliate di sottoporsi ad esami invasivi, per fare diagnosi prenatale di tale sindrome. Inoltre, sembrerebbe che ogni 10 diagnosi prenatali positive per sindrome di Down, statisticamente, 8 donne decidono di abortire.

Ecco i risultati di tale pratica eugenetista:
- ogni 100/300 amniocentesi, si perde un bambino, a causa del fatto che tale pratica e' invasiva
- ogni 40/100 biopsie dei villi coriali, si perde un bambino a causa del fatto tale pratica e' ancora piu' invasiva dell'amniocentesi

Totale vittime:
ogni 800 gravidanze, sottoposte a diagnosi prenatale invasiva, vengono persi in media da un minimo di 3 bambini sani, nella migliore delle ipotesi, ad un massimo di 10-12 bambini nella peggiore delle ipotesi, incluso il bambino down che statisticamente rientra nella norma delle 800 gravidanze prese in considerazione.

Morale delal favola: per non far nascere un bambino affetto da sindrome di Down, ne sacrifichiamo in nome dell'eugenetismo da un minimo di 3 sani, ad un massimo di 10-12 sani.

Mi sa che abbiamo ancora molto da pensare sul senso di queste pratiche.

Non è corretto sacrificare dai 3 ai 12 bambini certamente sani, al fine di non far nascere un solo bambino affetto da sindrome di Down.

Meditate gente, meditate. E soprattutto, prima di farvi fare l'amniocentesi o la biopsia dei villi coriali, pensate a quel rischio abbastanza alto di perdere un bimbo sano, rischio che va dal 4% allo 0,3% dei casi di diagnosi pre-natale con tecnica invasiva.

L'amniocentesi, in molti casi e' perfettamente inutle e dannosa.